Relazione del Presidente - Assemblea del 20/12/2009 |
Domenica 20 dicembre 2009 si è svolta, presso l’aula Didattica dell’Enci, l’Assemblea straordinaria dei soci, con Ordine del Giorno “Proposte migliorative del Codice Etico”. Tutti i Soci sanno che tale Assemblea è stata convocata a causa delle molte polemiche nate con l’entrata in vigore del Codice Etico. Alcuni soci hanno espresso la loro opinione, -taluni completamente favorevole, altri con riserva, altri più o meno contraria-, in modo assolutamente corretto, tramite scritti o telefonando al direttivo del club e, è importante sottolinearlo, tutto ciò è stato molto utile e costruttivo. Altri soci, in modo totalmente inaspettato e incomprensibile, hanno preferito seguire una via inusuale, rivolgendosi ad un legale e pretendendo la cancellazione del Codice Etico, senza peraltro entrare nel merito del contenuto. Tutto questo è comunque a conoscenza dei soci che hanno potuto seguire la vicenda sul sito del Club. Ugualmente noto è che normalmente le attività svolte dal club vengono discusse in Assemblea, che la sede naturale è l’Assemblea Ordinaria dei Soci e per il 2010 era già in programma per la seconda metà di gennaio, ma il Consiglio, considerato gli eventi, ha preferito convocare anticipatamente i Soci per non perdere ulteriormente tempo. L’iniziativa non è stata apprezzata dai Soci che si sono rivolti al Legale contro il Codice Etico, per loro conto l’Avvocato da essi nominato ha tentato di far sospendere l’Assemblea regolarmente convocata. Ovviamente l’Assemblea si è svolta regolarmente, né ci appare chiaro il motivo per cui si sarebbe dovuto impedire a tutti i Soci di intervenire direttamente sull’argomento La stagione non era certamente favorevole e tanto meno il clima, nonostante ciò la partecipazione è stata più che soddisfacente, essendo presente, di persona o per delega, 120 soci, vale a dire circa 1/3 degli aventi diritto al voto. Veniamo quindi al rendiconto dell’Assemblea.
Alle ore 10,10 è stata dichiarata aperta l’Assemblea ed è stata nominata Presidente dell’Assemblea la dott. Amelia Murante, Segretaria la dott. Maria Luisa Marche e Scrutatori i signori Luca Belotti, Marcella Panarari e Bournique Flavio. L’Assemblea si apre con il resoconto dei fatti inerenti al Codice Etico. Quindi viene proposto di discutere punto per punto il Codice etico partendo dalle note esplicative prodotte dal Club e diffuse presso tutti i Soci tramite il sito e la posta ordinaria. Si decide di prendere in considerazione ogni punto e di aprire la discussione volta per volta. Dunque il presidente legge il primo punto e riassume le proprie note inviate ai soci, qui di seguito riportate.
1) Tutti i cani devono essere ricoverati adeguatamente in spazi sufficienti, ben riparati dalle intemperie e devono ricevere cure e affetto per la durata dell’intera esistenza.
C’è bisogno di discuterne? Vogliamo mettere in dubbio che questi presupposti siano sacrosanti? Non credo proprio, non posso pensare che vi sia un solo allevatore disposto a contestare questo punto. Anzi è molto probabile che sia il caso di fare proposte migliorative da discutere alla prossima Assemblea.
Come previsto l’Assemblea si è dichiarata unanimemente concorde su questo punto, sottolineando la necessità di controlli. Quindi il Presidente illustra una nuova proposta: aggiungere al codice etico un nuovo punto, l’accettazione da parte di chi aderisce al Codice Etico, di essere sottoposto a controlli dell’Allevamento da parte di una commissione composta da almeno tre persone, per verificare le condizioni in cui vivono i cani e in particolare la socializzazione dei riproduttori e soprattutto dei cuccioli.
L’Assemblea accoglie entusiasticamente l’idea e l’approva immediatamente.
Il signor Paolini chiede la parola per proporre un controllo preventivo, vale a dire un controllo che verifichi se l’allevatore dispone delle condizioni per essere degno di firmare il Codice Etico. L’Assemblea dichiara di apprezzare l’idea, ma teme che sia troppo complicata per essere messa in pratica, quindi la accantona. L’Assemblea discute sulla composizione della Commissione di Controllo e sui sistemi per rendere efficace il suo lavoro e infine demanda al Consiglio il compito di perfezionare questo punto e di regolamentare con precisione sia la composizione della Commissione sia i modi in cui si svolgeranno i controlli. L’Assemblea propone e decide che l’allevatore dovrà inviare il Modello A (Denuncia di monta e di nascita) al Club, congiuntamente alla propria Delegazione Enci. Viene quindi proposto l’obbligo di depositare il DNA presso istituti riconosciuti dall’Enci, per qualsiasi riproduttore.
Ancora una volta l’Assemblea approva all’unanimità e demanda al Consiglio il compito di perfezionare il punto.
2) L’età minima per il 1° accoppiamento della femmina è di 20 mesi.
Anche su questo punto credo ci sia ben poco da dire: la nostra è una razza che matura lentamente, spesso arriva a completo sviluppo intorno ai 2 anni, accoppiare una cagna prima dei venti mesi è obiettivamente prematuro. Non si obietti che se il calore arriva quando la cagna non raggiunge i 20 mesi per pochi giorni o settimane, bisogna aspettare altri 6 mesi prima di poterla accoppiare, infatti il Codice Etico prevede la possibilità di eccezioni ragionevoli. Il Codice Etico è nato per rendere pubblico l’interesse dell’allevatore per il benessere dei suoi cani, non certo per mettergli il bastone fra le ruote.
La discussione su questo punto si è esaurita in pochissime battute, immediatamente è stato approvato all’unanimità.
3) E’ vietato far coprire una cagna per due calori consecutivi, tra una cucciolata e l’altra devono trascorrere almeno 10 mesi.
Il parto e soprattutto il periodo post-natale è, normalmente, un compito difficile, pesante e impegnativo per le nostre fattrici: i parti sono spesso lenti, non sono rari i cesarei, le cucciolate sono numerose, i cuccioli da allattare crescono rapidamente, lo sforzo richiesto alla cagna è notevole, concederle successivamente un periodo di riposo di almeno 10 mesi è proprio il minimo. Naturalmente non si può generalizzare troppo, vi sono casi particolari, per esempio cucciolate di 1-2 cuccioli, nati da un parto facile, in questo caso (ma non è comune) la fattrice potrebbe affrontare benissimo un altro parto al calore seguente, soprattutto se non troppo ravvicinato al precedente. Può anche capitare che un accoppiamento avvenga contro la volontà del proprietario. Possono verificarsi casi particolari (ECCEZIONALI come dice il C.E.), in cui per mille motivi l’allevatore ritiene indispensabile coprire due volte di seguito la cagna, tanto per fare un esempio, la presenza sul territorio di un importante stallone che normalmente risiede a migliaia di kilometri. Ebbene l’allevatore potrà agire come meglio crede, semplicemente comunicando il caso ECCEZIONALE al club, così come previsto dal codice etico.
Ancora una volta questo punto è stato rapidamente esaurito, infatti l’Assemblea lo ha approvato all’unanimità. Su proposta della signora Contardi, l’Assemblea decide che debba essere prodotto, e inviato al Club, certificato di buona salute in caso di accoppiamenti in casi eccezionali.
4) E’ vietato far coprire una femmina trascorso il 6°anno di età, ossia oltre il compimento del 7° anno.
La vita media degli alani è intorno ai 7-8 anni, un’indagine del club svizzero di pochi anni fa ha stabilito un’età media ancora inferiore. Fortunatamente vi sono cani più longevi, ma è indubbio che 7 anni è un’età che, per un alano, possiamo definire avanzata. E’ dunque ragionevole sottoporre una fattrice alla fatica della gravidanza, del parto e dell’allattamento in tarda età? Sono certa che chi ama i propri cani è felice di offrir loro una “pensione” serena, sperando che sia lunga. Si può obiettare che vi sono cagne che in giovane età sono impegnate nella carriera espositiva e quindi diventa improbabile che possano fare 3 cucciolate prima dei 7 anni. D’istinto mi viene da rispondere “Pazienza!”, vuol dire che ne faranno meno, ciò non danneggerà la loro salute. A chi voglia aggiungere che sono proprio le cagne più belle ad avere l’onere di migliorare la razza, posso tranquillamente dimostrare che ci sono state diverse cagne che sono diventate Campione Riproduttore con solo due cucciolate. Decisamente 7 anni è già un’età “limite”, ma naturalmente, come in altri casi, pochi giorni o settimane non rappresenteranno un paletto insuperabile.
L’Assemblea si dichiara unanimemente concorde. Viene proposto di produrre un Certificato medico veterinario per le cagne che hanno superato i 6 anni di età. Messo ai voti, il principio viene approvato da tutti.
5) Una fattrice può avere al massimo 3 cucciolate nella vita.
Ovviamente le ragioni di questo principio sono le stesse dei 3 punti precedenti. Inutile ribadire che le nostre cagne maturano tardi e invecchiano presto, che gravidanza, parto e allattamento sono faticosi e via dicendo. Voglio però dire una cosa “terra-terra”, ma chiara e limpida: una cagna che si è tirata su 3 cucciolate si è guadagnata il pane e il companatico per tutta la vita, non c’è proprio motivo di chiederle un quarto sforzo, salvo, se proprio vogliamo in quei casi ECCEZIONALI la cui possibilità è prevista dal C.E. Anche dal punto di vista della selezione non è necessariamente il numero a permettere i migliori risultati, potrei ricordare una fattrice che in tre cucciolate (e l’ultima involontaria) ha prodotto solo 3 cuccioli per un totale di 8 campionati col minimo delle uscite in esposizione e in tempi in cui il numero e la qualità degli alani italiani era enormemente superiore a quello attuale.
La discussione si apre con l’intervento della sig.ra Contardi che propone di portare da 3 a 4 il numero massimo di cucciolate. La Dott. Salmoiraghi e molti altri si dichiarano subito in completo disaccordo con questa proposta. Dopo breve discussione, ricordando che solo in casi eccezionali si può arrivare a 4 cucciolate per una fattrice (per esempio se ha avuto cucciolate con pochissimi cuccioli), il punto 5 viene messo ai voti e approvato con soli due voti contrari.
6) L’allevatore deve sottoporre i propri riproduttori all’esame ecocardiografico non oltre sei mesi prima di effettuare l’accoppiamento ed eliminare dalla riproduzione tutti i soggetti che risultino affetti da patologie cardiache congenite, famigliari o genetiche. L’allevatore si impegna inoltre dall’inviare alla SIA i referti dell’esame ecocardiografico; tali referti verranno conservati esclusivamente dal Club come fonte di studi e per verifica dati.
Su questo punto dobbiamo ragionare a lungo. Prima di tutto vediamo perché si è concentrata l’attenzione sui problemi cardiologici. Molto semplicemente perché le principali cause di morte per l’alano sono la Sindrome Dilatazione-Torsione Gastrica e le patologie cardiache, in entrambi i casi si riconosce come minimo una predisposizione famigliare. Per la “Torsione”, fino ad oggi, non si riconoscono esami preventivi neppure per dimostrare la predisposizione del soggetto, su quest’evento drammatico, anni fa la SCIVAC ha tentato uno studio e una raccolta dati, ma non mi risulta abbia portato a risultati significativi. Dunque, al massimo, almeno per ora, non possiamo che cercare di usare riproduttori che provengono da famiglie dove l’incidenza della torsione è minima, ma non sempre è facile raccogliere dati esaustivi e completi. Per le patologie cardiache, invece, abbiamo qualche mezzo in più per riconoscere tempestivamente l’insorgenza o la presenza di malattie. Qualche anno fa la SIA ha contattato i professori dell’Università di Torino, Tarducci e Borgarelli per avere un protocollo adeguato per lo studio delle patologie cardiache nell’alano. La prima cosa che ci hanno risposto è che non esistono dati sufficienti, riferiti agli alani italiani o comunque non americani, per permettere uno studio approfondito. Dunque la prima cosa da fare è raccogliere dati e anche a questo serviranno i referti ecocardiologici dei nostri riproduttori, oltre, naturalmente ad eliminare dalla riproduzione i soggetti ammalati o comunque con anomalie cardiache. Perché dover fare l’ecocardio al massimo sei mesi prima dell’accoppiamento? Semplicemente perché le patologie che riguardano l’alano non sono quasi mai congenite o giovanili, ma subentrano col passar del tempo, dunque è indispensabile un monitoraggio ripetuto. Vi sono razze dove i problemi cardiaci più comuni sono invece congeniti, per esempio nel boxer si riscontra la “Stenosi dell’Aorta” e tale anomalia è appunto congenita, quindi l’ecocardiogramma a un anno di età, stabilisce senza lasciare dubbi se il problema esiste o meno, nel senso che se non c’è, non sussiste il pericolo che subentri in tempi successivi. Comunque, tornando alla nostra razza, significa che una fattrice deve essere sottoposta all’esame una volta all’anno per tre volte, una o due volte di più nello sfortunato caso rimanga “vuota”. Uno stallone al massimo due volte all’anno se richiesto per varie femmine. In entrambi i casi mi pare che la spesa sia comunque sostenibile da chiunque e che, poiché ci deve stare più a cuore la salute dei cani e della razza, rispetto all’interesse del portafoglio, sono soldi spesi bene. Perché non abbiamo (almeno per ora) introdotto l’obbligo dell’esame radiografico per la valutazione della Displasia dell’anca? Potrà sembrare semplicistico, ma non l’abbiamo introdotto perché ritenuto insufficiente per il controllo del corretto posteriore nell’alano, oltre al fatto che l’incidenza di tale patologia è bassa per la nostra razza e che nelle razze dove l’incidenza è alta e si è tentato di controllarla usando solo soggetti radiografati, non si sono ottenuti risultati soddisfacenti. Cercherò di spiegarmi con un esempio: mi è capitato di parlare con un allevatore che ha usato come stallone un soggetto con evidenti, grossi problemi al treno posteriore, tanto che il movimento ne risulta gravemente compromesso. Alla mia richiesta del perché di una scelta a parer mio così azzardata, mi è stato risposto che tale soggetto è esente da displasia. Ebbene questo dimostra che troppe volte ci si è focalizzati sul problema “displasia”, dimenticando che il posteriore scorretto, il movimento scorretto, talvolta così gravi da causare difficoltà di deambulazione, soprattutto coll’avanzare dell’età, può avere molte cause e preoccuparsi solo della displasia è riduttivo, col rischio che gli allevatori si “mettano l’animo in pace” preoccupandosi solo della displasia senza considerare tutto il resto, a partire dalla semplice correttezza del posteriore. Riteniamo indispensabile redigere un protocollo che possa effettivamente essere significativo nella valutazione del posteriore dei nostri alani, magari comprensivo del controllo radiografico delle anche, ma prima di metterlo in pratica deve essere messo a punto come si deve, con il contributo di veri esperti in materia.
In Assemblea sono stati ribaditi i principi su esposti, quindi la signora Saja propone che l’esame ecocardiografico possa essere effettuato solo una volta all’anno per le fattrici, considerando anche che le patologie cardiache sono meno frequenti nelle femmine. Si passa quindi alla votazione su questo punto e l’Assemblea stabilisce l’obbligo di inviare alla Sia il risultato dell’esame Ecocardiografico che non deve essere più vecchio di 6 mesi per lo stallone e di 12 mesi per la fattrice, al momento dell’accoppiamento.
Si torna a parlare del deposito del DNA, che già si è deciso come obbligatorio per tutti i riproduttori, si sottolinea che non sempre è possibile per gli stalloni stranieri. Quindi l’Assemblea decide che l’obbligo del deposito del DNA debba intendersi per i riproduttori italiani, ma si fa presente che, poiché la raccolta del materiale per il deposito è elementare, si auspica venga effettuato anche per gli stranieri.
La discussione riprende sull’argomento Displasia dell’anca. Il presidente ribadisce i concetti per cui non è stato reso obbligatorio l’esame radiografico per i riproduttori. Ricorda anche che non è patologia diffusa tra la nostra razza e che l’esame radiografico è relativamente invasivo, prevedendo anestesia generale. Il dott. Lo Martire interviene facendo presente che, a suo parere, l’obbligo dell’esame della displasia è comunque un passo avanti e che è previsto dalla maggior parte dei club europei. La dott. Franzetti si dichiara favorevole all’obbligo di sottoporre i riproduttori all’esame della Displasia dell’anca, pur consapevole che non può essere l’unico parametro per scegliere un riproduttore, se non altro perché i risultati saranno utili per fare il punto sulla patologia in Italia. All’Assemblea viene chiesto di votare affinché diventi obbligatorio, per i firmatari del Codice Etico, sottoporre i riproduttori alla diagnosi di displasia dell’anca e del gomito. Benché non all’unanimità, l’Assemblea si esprime favorevolmente. Si passa quindi a discutere sull’opportunità di poter mettere in riproduzione ogni soggetto, qualsiasi sia il risultato delle radiografie. In un primo momento l’Assemblea approva questo concetto, ma poi la discussione continua, molti soci dichiarano di non aver colto il nocciolo della questione e di aver capito male la domanda su cui si è votato. Data l’ora, il presidente propone una breve pausa per il pranzo e di riprendere la discussione. Così avviene e dopo ulteriori scambi di opinioni, l’Assemblea decide che i firmatari del Codice etico dovranno impegnarsi ad usare in riproduzione esclusivamente soggetti risultati al massimo C per la Displasia dell’anca e 2° grado per la displasia del gomito. Il presidente torna a sottolineare che i problemi di posteriore purtroppo frequenti nella nostra razza non sono sfortunatamente dovuti solo (anzi raramente) alla displasia dell’anca e che sarebbe necessario individuare un protocollo di valutazione oggettiva del treno posteriore. L’Assemblea demanda al Consiglio il compito di impegnarsi per metterlo a punto. Tutto ciò perchè è compito del Consiglio deliberare sulle attività del club e compito dell’Assemblea approvare o meno l’operato del Consiglio.
7) I cuccioli non possono lasciare l’allevamento ad età inferiore ai 70 giorni, e solo dopo essere stati vaccinati due volte almeno contro Cimurro, Epatite, Parvovirosi, essendo trascorsi almeno 7 giorni dal richiamo vaccinale. Il cucciolo può essere ceduto solo se gli è stato applicato il microchip. Deve sempre essere accompagnato dal libretto delle vaccinazioni in regola e dal certificato di iscrizione all’Anagrafe canina Regionale.
Perché 70 giorni è l’età minima a cui il cucciolo può lasciare l’allevamento senza correre rischi? Affinché la protezione vaccinale contro le malattie virali più frequenti e pericolose nel cucciolo (in particolare Cimurro e Parvovirosi), sia sufficientemente efficace è necessario che siano state effettuate la prima vaccinazione e il richiamo, la prima vaccinazione non deve essere fatta prima del compimento della settima settimana, in caso contrario potrebbe essere pressoché inutile per la presenza degli anticorpi materni, il richiamo va fatto almeno 15 giorni dopo ed è assolutamente sconsigliabile spostare il cucciolo nei giorni immediatamente successivi alla vaccinazione. Dunque 50 giorni per il 1° vaccino, più 15 per il 2°, siamo a 65 giorni, il cucciolo va consegnato minimo 7 giorni dopo e siamo a 72 giorni, conti semplici, ma indiscutibili. Senza contare che allontanare prematuramente un cucciolo dalla madre e dai fratelli è assolutamente dannoso per il suo sviluppo psico-fisico. Secondo me il buon allevatore deve anche garantire che il cucciolo abbia avuto da subito una adeguata socializzazione, solo così potrà essere un adulto equilibrato e sereno. Non credo serva commentare perché il cucciolo deve essere accompagnato dai documenti che lo riguardano, considerando, tra l’altro, che l’iscrizione all’anagrafe canina è obbligatoria anche semplicemente per il rilascio del pedigree.
L’Assemblea si dichiara unanimemente concorde e approva il punto 7.
8) L’allevatore deve impegnarsi a illustrare all’acquirente le peculiarità e le esigenze della razza e le reali caratteristiche dei cuccioli, senza tacere o minimizzare eventuali difetti, a fornire informazioni aderenti alla realtà riguardanti i genitori del cucciolo e dei cani allevati.
Contestare questo principio mi sembra impossibile, si può dire che sia il minimo, per un allevatore che merita questo nome, comportarsi con la massima onestà verso l’eventuale acquirente. Eppure abbiamo ricevuto più volte segnalazioni da chi ritiene di essere stato in qualche modo ingannato o quanto meno non sufficientemente informato rispetto al cucciolo acquistato. Quando ciò accade ne risente l’intera cinofilia ufficiale, il neofita penserà che tutti gli allevatori sono uguali e non si fiderà più di nessuno, con grave danno per chi, invece, si comporta sempre correttamente. Non solo, tacere le difficoltà che si possono presentare decidendo di avere un alano per compagno di vita, significa non preoccuparsi del futuro del cucciolo, se il proprietario non è quello giusto, a rimetterci sarà sempre il cane che, nella migliore delle ipotesi, è destinato a passare di mano come se fosse un oggetto. Torniamo, dunque, a un concetto già esposto, la differenza sta in chi privilegia il benessere del cane e chi invece, il mero guadagno, solo il primo è disposto a rinunciare ad una vendita se non è sicuro di affidare il proprio cucciolo in buone mani.
Il Consiglio sta preparando un opuscolo illustrato per illustrare le caratteristiche della razza, morfologiche, ma soprattutto caratteriali e insistendo sulle sue peculiari esigenze, opuscolo destinato a chi si avvicina alla razza e desidera informazioni realistiche. L’Assemblea dichiara di apprezzare l’idea. Il sig, Paolini interviene per porre l’accento sulla necessità che l’allevatore illustri ai potenziali acquirenti di un cucciolo le vere esigenze dell’Alano e lo ceda solo se sicuro che esse siano state perfettamente recepite. Aggiunge poi che l’Allevatore deve essere sempre, e per tutta la vita del suo prodotto, disponibile quanto più possibile nel limite delle sue possibilità. L’Assemblea approva questi concetti e il punto 8.
9) L’allevatore può vendere solo soggetti di sua produzione o propri diritti di monta ed è vietato far commercio di cuccioli acquistati o acquisiti da terzi. Si deve altresì impegnare ad essere corretto nei confronti dei colleghi allevatori.
Ancora una volta siamo di fronte ad un concetto tanto semplice quanto ovvio: l’allevatore ALLEVA, ed ovviamente vende i propri prodotti, non è un COMMERCIANTE di cani che compra per rivendere e credo che ogni buon allevatore sia il primo a desiderare di non essere confuso con quest’ultimo. Ancora una volta potranno esserci eccezioni, per esempio può accadere di comprare da un altro allevatore un soggetto che per mille motivi, non si rivela adatto a rimanere in allevamento, è chiaro che potrà essere rivenduto senza problemi, fermo restando il rispetto di tutte le altre regole del C.E.
Altrettanto lapalissiano è il principio di essere corretti nei confronti dei colleghi, dovremmo (e non solo in questo campo) trattare gli altri come vorremmo che trattassero noi.
L’Assemblea approva all’unanimità.
10) E’ fatto divieto usare vie pubblicitarie su mezzi di comunicazione non strettamente inerenti al settore cinofilo e fare uso di diciture ingannevoli o non veritiere.
Sappiamo per certo che questo punto ha suscitato perplessità e talvolta ferma resistenza. Ancora una volta siamo colpevoli di non aver spiegato precisamente cosa si deve intendere e perché si è reso necessario introdurlo nel C.E. Appare evidente che gli allevatori devono mantenere un comportamento che li distingua dai commercianti di cani, da chi non ha scopi di selezione, ma solo commerciali e ancora una volta sono proprio i buoni allevatori a desiderare che tale differenza possa essere messa in evidenza. Eppure siamo venuti a conoscenza (ovviamente ne conserviamo copia) di pubblicità meramente commerciali, su mezzi che non hanno alcuna attinenza al campo cinofilo e via dicendo. Pubblicità scritte in maniera che potrebbero avere per oggetto pezzi di arredamento o merce di seconda mano, qualche volta sottolineando il prezzo scontatissimo, una sorta di “offerta speciale”, talvolta vi sono riferimenti a qualità dei genitori non rispondenti a verità e via discorrendo. Il comportamento siffatto di alcuni, fa apparire TUTTI gli allevatori come semplici venditori di cani e chi non lo è, siamo sicuri, desidera poterlo far sapere. Ma questo non significa che non si possa fare pubblicità, semplicemente lo si deve fare sui mezzi di divulgazione e coi termini corretti. Anzi è indispensabile che gli allevatori che si impegnano seriamente nella selezione e che rispettano il benessere animale, abbiano il maggior numero possibile di opportunità di essere conosciuti dal grande pubblico, quanta più gente verrà informata sull’esistenza di allevatori che si sono impegnati ad allevare per passione, tanto più sarà avvantaggiata la cinofilia ufficiale e quindi la diffusione dei cani selezionati E’ certamente vero, infatti, che molti neofiti non sanno dove reperire il cucciolo desiderato e, non sapendo dove procurarsi informazioni adeguate, si rivolgono al primo che capita o a chi, da buon commerciante, sa più apparire. Dunque la SIA non ha mai pensato di impedire la pubblicità, solo bisogna trovare il modo di codificare un sistema serio e dignitoso al quale chi aderisce al Codice Etico, semplicemente si atterrà. Ma c’è di più, è intenzione del Club individuare i canali e i modi migliori per portare a conoscenza del grande pubblico l’esistenza, il fine e lo scopo del nostro sodalizio e, dunque anche degli allevatori che ne condividono i principi, tutto ciò nell’ottica di fornire, nel nostro piccolo, cultura cinofila, o almeno lo spunto per avvicinarvisi.
Il presidente spiega che questo punto è stato introdotto nel Codice etico perché alcuni allevatori hanno l’abitudine di fare annunci di impronta esclusivamente commerciale poco adatti a chi fa dell’allevamento attività di selezione e non di mero lucro. Aggiunge che ragionando dell’argomento con alcuni soci, in particolare con la signora Franceschelli (della quale da lettura di una lettera inviata all’Assemblea), si è resa conto che la pubblicità va senz’altro regolamentata, rimanendo entro termini assolutamente dignitosi, ma semmai incrementata e non diminuita, solo così si può dare maggior visibilità agli allevatori aderenti al Codice Etico. Quindi propone che la SIA sfrutti tutti i mezzi a sua disposizione per raggiungere un pubblico più ampio possibile per portare a conoscenza l’esistenza di una cinofilia ufficiale e di allevatori con seri scopi di selezione. L’Assemblea approva, così come approva che la formula degli annunci debba illustrare le reali caratteristiche reali e veritiere dell’allevamento, dei riproduttori e dei cuccioli, senza inutili e fantasiosi voli pindarici.
Il presidente da lettura di una lettera del socio sig. Andreis che esprime, tra l’altro, la necessità di puntare sui controlli sanitari.
Si passa quindi a prendere in considerazione le postille al Codice Etico, sottolineando che trovano la loro ragione di essere perché qualsiasi regolamento troppo restrittivo rischia di porre dei limiti che si rivelano dannosi, così com’è capitato per altri Club. Quindi, nel limite della logica e della coscienza, l’allevatore deve comunque avere possibilità di scelta e d’iniziativa. Ecco perché su alcuni punti è prevista la possibilità di deroga. Il signor Malaguti chiede se sono previste deroghe ai controlli sulla displasia e ovviamente la risposta è negativa. Anzi viene fatto presente che tale obbligo pone limiti a cui forse l’Assemblea non aveva pensato, per esempio l’età prevista per la radiografia per la diagnosi della Displasia dell’Anca è di 18 mesi, quindi non si potranno impiegare stalloni di età inferiore, o per lo meno non prima della lettura ufficiale delle lastre. L’Assemblea ricomincia a discutere sull’opportunità di rendere obbligatoria l’esame per la Displasia. Viene anche riproposto di tornare a votare sul punto in questione, votazione che benché solo per pochissimi voti conferma il risultato precedente. Si decide altresì che per i soggetti che non hanno ancora la lettura ufficiale delle lastre si debba produrre la lettura ufficiale delle lastre preventive.
Si passa quindi a discutere dell’elenco degli allevatori soci della Sia da pubblicare su qualsiasi organo di diffusione del club, compreso il sito e il notiziario. Viene chiesto all’Assemblea di votare per un elenco che riporti solo gli allevatori aderenti al Codice etico o se invece pubblicare un elenco di tutti i soci allevatori, magari differenziandoli in qualche modo. L’Assemblea decide a larghissima maggioranza (solo 6 contrari) per un elenco solo per gli aderenti al Codice Etico. Si discute sull’opportunità di accettare le pubblicità a pagamento sul Giornalano per gli allevatori che non sottoscrivono il Codice Etico. L’assemblea approva di accettarle, solo 6 voti contrari e un astenuto. L’Assemblea da mandato al consiglio di valutare le proposte migliorative al C.E. e di tradurle in possibili modifiche al Codice stesso.
Alle ore 16,10 il presidente dichiara chiusa l’Assemblea, non prima di aver ricordato ai partecipanti che il punto “Displasia” necessita di ulteriori discussioni e approfondimenti che vengono rimandati ad altra sede, pur rimanendo chiara la posizione dell’Assemblea odierna.
